25 febbraio 2018

IL BAMBUSETO PRODUTTIVO

CREARE UN BAMBUSETO

ti diamo una mano a chiarirti le idee per realizzare un bambuseto da reddito.


L’impianto del Phyllostachys edulis: ecco cosa fare prima di iniziare!


La scelta

Per capire se investire con profitto nel bambù gigante (Phyllostachys edulis o Phyllostachys pubescens o moso) puoi utilizzare il nostro questionario e gli allegati tecnici.

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Il questionario

Compila il form del questionario per capire se hai le caratteristiche migliori per investire nel bambu gigante.

Analizziamo i dati che ci fornisci e ti rispondiamo con una valutazione di fattibilità di massima.

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L’analisi manuale del terreno

Puoi utilizzare le istruzioni della tabella per effettuare una analisi manuale, semplice e speditiva, della tessitura del terreno così da capire se è adatto alla coltivazione del Phyllostachys edulis.

E’ importante effettuare la media di almeno tre punti di campionamento, per ettaro, disposti lungo le diagonali del campo per avere risultati attendibili da questa e da altre analisi del terreno

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Le zone climatiche

Dalla posizionamento del tuo terreno su una specifica Zona Climatica (secondo il criterio U.S.D.A: americano) puoi capire in base alla rusticità e resistenza al freddo del Phyllostachys edulis se puoi procedere con la piantagione del bambuseto.

La indicazione della tua zona climatica va inserita all’interno del TEST precedente per avere la nostra risposta.

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Il bambuseto produttivo sperimentale

Nella primavera 2016 abbiamo realizzato un bambuseto produttivo sperimentale per mettere a disposizione di coltivatori, investitori, o anche semplici curiosi ed appassionati del bambù gigante, il Phyllostachys edulis, o pubescens, di toccare con mano le potenzialità produttive di questa pianta eccezionale.

 Tre passaggi per avviare l’impianto del bambù gigante moso


Tre fasi per l’impianto del bambuseto

L’impianto del bambuseto di Phyllostachys edulis si realizza in tre fasi semplici ma che hanno tutte la loro importanza.


Il primo passo

Effettuare la preparazione del terreno mediante una lavorazione profonda come l’aratura, o meglio, una rippatura a 30/50 cm di profondità abbinta ad una idonea concimazione di fondo.

Se possibile, conviene anticipare l’impianto del bambu gigante con un anno di coltivazione a sovescio con leguminose azotofissatrici come l’erba medica o il trifoglio.


Il secondo passo

Nella messa a dimora delle piantine è importante considerare i possibili materiali accessori.

In particolare prevedere la pacciamatura per ridurre la competizione con le infestanti e la protezione dai roditori mediante shelter o reti di protezione (come la rete metallica di protezione dai roditori della foto).

Anche in assenza di altri interventi una canna alta più di un metro agevola le operazioni di trinciatura dell’interfila rendendo più visibili le piante.


Il terzo passo

E’ importante prevedere la protezione lungo il perimetro dell’appezzamento dalla “fuga dei rizomi” del Phyllostachys edulis che possono colonizzare le superfici circostanti: in pieno campo è sufficiente lasciare un passaggio perimetrico per l’estirpazione meccanica dei rizomi.


La guaina BAMBUSTOP

In casi specifici (come in prossimità di confini con abitazioni o manufatti) l’invasività dei rizomi del Phyllostachys edulis può essere controllata mediante l’apposita guaina BAMBUSTOP

In tutti gli altri casi è sufficiente prevedere un paio di passaggi con un ripuntataore lungo il perimetro dell’appezzamento per disattivare i rizomi “in fuga” versio l’esterno.


La coltivazione in pieno campo del Phyllostachys edulis non è difficile!


I macchinari per il bambuseto

Questo tipo di coltivazione non richiede l’impiego di macchinari specifici.

Una volta eseguito l’impianto le operazioni colturali a cadenza annuale sono le concimazioni di copertura, l’irrigazione (dove necessaria) la trinciatura perimetrale e della viabilità interna al bambuseto e l’eliminazione perifierica dei rizomi.


Utilizzazioni foraggere temporanee

Nei primi 2/3 anni dall’impianto del bambuseto é possibile ottenere redditi intermedi prevedendo utilizzazioni foraggere dell’interfila con idonee distanze di impianto (interfila di almeno 5 metri).


Colture intercalari

Adottando sesti di impianto che prevedono maggiori distanze tra le file (6-8 metri) e minori sulla fila, è possibile prevedere per i primi 2 anni del giovane bambuseto la realizzazione di colture intercalari (nella foto è visibile del triticale a maturazione latteo cerosa destinato alla produzione di biogas).


L’irrigazione del bambu gigante

Al di la di irrigazioni di soccorso nei primi anni di impianto, per ottenere uno sviluppo vigoroso e veloce del Phyllostachys edulis è consigliabile prevedere l’irrigazione estiva soprattutto su terreni fortemente drenanti.

Questa può essere effettuata, a seconda dell’organizzazione aziendale, a scorrimento o per aspersione, ma anche con impianto a goccia.


Concimazione e fertirrigazione del moso

L’impiego di un impianto di irrigazione localizzata, a goccia, consente, inoltre, di sostenere le giovani piante di moso con idonei interventi di fertirrigazione che garantiscono lo sviluppo ottimale della coltura, e soprattutto, anticipano i tempi di entrata in piena produzione del bambuseto con l’emissione di canne di bambù giganti.


Il mantenimento del bambuseto

Nel bambuseto di moso ormai produttivo e maturo la manodopera è quasi solo legata alla raccolta delle canne e dei germogli: invatti lo sviluppo vigoroso delle canne con il loro ombreggiamento e la produzione di un abbondante strato di foglie secche non lasciano sviluppare infestanti di alcun genere.


Per non avere brutte sorprese nella coltivazione del bambù gigante…


La resistenza alle nevicate

La flessibilità delle canne del Phyllostachys edulis garantisce una buona resistenza alla neve di questo bambù gigante.

La neve può diventare pericolosa se abbondante e tardiva, ma soprattutto se il bambuseto non viene correttamente gestito in termini di utilizzazioni e diradamenti.


I danni da animali selvatici

La presenza di roditori e cinghiali può costituire un pericolo anche grave per il bambuseto, soprattutto se questo si trova in prossimità di aree naturali o boscate.

Anche altri animali selvatici possono creare qualche danno: nella foto sono visibili i fori sulle giovani canne del moso che vengono utilizzate come nido dal picchio verde.


Roditori e minilepri

Piccoli roditori e minilepri sono soprattutto dannosi nelle prima fasi della coltura, quando le giovani piante di moso sono facilmente raggiungibili ed essendo appena emesse sono appetibili (la presenza di silice le rende nel tempo assai poco gradite alla fauna in generale).
L’impiego di idonee protezioni costituisce la soluzione più efficace ed economica per il contenimento di questi danni.

Per maggiori INFO sulle protezioni VISUALIZZA il dettaglio del BAMBUSETO PRODUTTIVO SPERIMENTALE.


Le malattie fungine e gli insetti dannosi

Sul Phyllostachys edulis al momento non sono segnalate in Italia malattie fungine o danni causati da insetti patogeni che abbiano rilevanza produttiva nella coltivazione.

Nella foto sono visisbili danni fogliari da cavallette che non richiedono trattamenti in quanto causano danni sporadici sulla vegetazione.


Ristagni idrici e terreni pesanti

Al contrario di quanto viene comunemente pensato, il bambu gigante mal si adatta a terreni pesanti con frequenti ristagni idrici: pur avendo fabbisogni idrici elevati legati alla traspirazione necessaria per produrre l’abbondante biomassa, i rizomi del Phyllostachys edulis deperiscono facilmente in terreni asfittici.


Le distanze dai confini

Nella progettazione del bambuseto è importante verificare le distanze dai confini previste dal regolamento comunale: queste possono essere superiori ai 3 metri previsti dal Codice Civile per le piante arboree (a cui è necesario assimilare i bambu giganti).

Codice Civile – articolo 892 – Distanze per gli alberi: Chi vuol piantare alberi presso il confine deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, dagli usi locali. Se gli uni e gli altri non dispongono, devono essere osservate le seguenti distanze dal confine: 1) tre metri per gli alberi di alto fusto. Rispetto alle distanze, si considerano alberi di alto fusto quelli il cui fusto, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza notevole, come sono i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani e simili; 2) un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto. Sono reputati tali quelli il cui fusto, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami; 3) mezzo metro per le viti, gli arbusti, le siepi vive, le piante da frutto di altezza non maggiore di due metri e mezzo. La distanza deve essere però di un metro, qualora le siepi siano di ontano, di castagno o di altre piante simili che si recidono periodicamente vicino al ceppo, e di due metri per le siepi di robinie. La distanza si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell’albero nel tempo della piantagione, o dalla linea stessa al luogo dove fu fatta la semina. Le distanze anzidette non si devono osservare se sul confine esiste un muro divisorio, proprio o comune, purché le piante siano tenute ad altezza che non ecceda la sommità del muro.


La raccolta dei prodotti del bambu: il sogno diventa realtà


Una raccolta illimitata nel tempo

La raccolta annuale dei prodotti del bambuseto maturo (sia le canne che i germogli) si protrae per un tempo illimitato senza richiedere costi di reimpianto.


La dimensione delle canne

Le canne di pezzatura “gigante” del Phyllostachys edulis possono essere raccolte già dopo 7/10 anni dall’impianto.


La quantità delle canne

Il Phyllostachys edulis non ‘scherza’ con la produzione: il numero di canne prodotte è molto elevato anche considerando solo la prima scelta con i diametri più interessanti e di maggior valore commerciale.

Alcune indicazioni sulle modalità di raccolta sono visibili in un esempio di raccolta di bambù gigante.


La bontà dei germogli

I germogli del Phyllostachys edulis sono di ottima qualità.

E’ necessario utilizzarli immediatamente per il consumo fresco, oppure possono essere destinati alla trasformazione artigianale od industriale.


Anche i numeri hanno la loro importanza…


Investimento nel bambù

La ricetta del successo dell’investimento nel bambù gigante è semplice ma funziona!

Vai al nostro QUESTIONARIO per valutare la possibilità di impianto del bambuseto.


Costi di impianto una tantum

I costi di impianto vengono effettuati una tantum: all’investimento iniziale non seguono altre spese di reimpianto.

Al contrario di altre specie di bambù di taglia inferiore che sono di difficile eradicazione, per il Phyllostachys edulis è sufficiente, a fine ciclo, effettuare due tagli a raso per liberare il terreno da questa pianta.


Costi di gestione contenuti

I costi di gestione sono contenuti: superata la fase inizale di insediamento quasi coincidono con i costi di raccolta.

Inoltre la raccolta delle canne, che presenta il maggior impego di manodopera nel bambuseto maturo, può essere programmata nel lungo periodo invernale a seconda della disponibilità di manodopera aziendale.


Utile prolungato nel tempo

L’utile è prolungato nel tempo: potenzialmente la durata del bambuseto corrisponde al ciclo che lo separa dalla prossima fioritura, da 70 a 100 anni!

Poter effettuare una raccolta di canne (e di utili…) tutti gli anni fa la vera differenza da altri investimenti anche interessanti ma che generano un solo, o pochi, redditi a fine ciclo (come nella arboricoltura da legno di qualità).


Investimento nella green economy

E’ un investimento nella green-economy per diverse ragioni: il bambu gigante ha una capacità di immagazzinare CO2 analoga o superiore a quella di un bosco; la sua coltivazione non prevede l’uso di pesticidi e altri prodotti inquinanti; il suo ciclo di crescita estremamente rapido rende le produzioni ottenibili rinnovabili in breve tempo, anche se di elevata qualità tecnologica.


Un solo prodotto per un’infinità di impieghi


Tantissimi oggetti in bambù

I prodotti di arredamento e l’oggettistica di design in bambu presentano caratteristiche di elevata durezza, omogeneità e flessibilità che li rendono preferibili anche rispetto a legni pregiati.


Le foglie del bambù

Le foglie dei bambù possiedono caratteristiche di pregio e possono essere utilizzate nella produzione di the e tisane, oppure impiegate nella produzione di prodotti biologiciper la cosmesi.


L’innovazione nel mondo dei tessuti

La fibra di bambù è molto apprezzata per la produzione di tessuti di qualità.

Questo grazie alle sue caratteristiche di freschezza e sofficità che unite alla flessibilità e all’ottima traspirazione la rendono preferibile in tessuti utilizzati a contatto con la pelle come la biancheria intima e quella per la casa.

In questi prodotti si valorizzano anche le caratteristiche anallergeniche ed antibatteriche della fibra in bambù.


Materiali di arredamento d’interni

La forma e le dimensioni delle canne giganti consentono di realizzare oggetti di arredamento d’interni dalle linee essenziali ed eleganti, tipicamente di design.

Questi uniscono leggerezza e resistenza unite anche ad un effetto, spesso ricercato, di richiamo al mondo orientale.


L’energia dal Phyllostachys edulis

Numerosi impieghi con finalità energetiche sono ancora da mettere a punto nel nostro paese, ma sono ampiamente diffusi nei paesi di origine del bambu.

Esempi possono essere la produzione di energia dalla biomassa, la produzione di carbone di bambu e di pellet da riscaldamento.


Il bambu gigante e la bioedilizia

Dall’impiego tradizionale delle canne di bambu gigante per realizzare ponteggi e costruzioni architettoniche, ai palchetti ad uso domestico di elevata qualità, ai pannelli truciolari e lamellari, impiegati nella bioedilizia, che recuperano le produzioni di scarto del bambu.


Guarda il VIDEO per conoscere le attività per la valorizzazione dei prodotti in bambu, il vivaio PURPUREA per la produzione di piantine di Phyllostachys edulis, il progetto del bambuseto produttivo attraverso PUNTAVERDE.